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FISH OF APRIL

18 Ott Artists | Commenti disabilitati su FISH OF APRIL

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ITALIANO – fish of ApriL
è il primo progetto musicale di Alessio Pinto, giornalista, scrittore, accanito scommettitore, trascorsi in galera e poc’altro. ‘fish of ApriL’ nasce dopo 5 anni di canzoni registrate cantando i bassi, le chitarre, le tastiere, imitando una batteria con bacchette suonate su letti, armadi, pavimenti, il tutto sovrainciso a più piste con un walkman. Canzoni ideate quasi prevalentemente in pullman e in aereo, voci multifunzionali diventate poi arrangiamenti e composizioni grazie al contributo unico di Paolo Messere, leader dei Blessed Child Opera e produttore di Maisie, Ulan Bator nonché capo dell’etichetta Seahorse Recordings. Quello di ‘fish of ApriL’ è un sober-rock impaziente e trasandato, avulso da isterismi sociali e fobie politiche. Un concept album sull’ippica e sulle emozioni inconfessabili, cupo e
ghignazzante. I cavalli sono alle gabbie di partenza, non restate intrappolati

ENGLISH – fish of ApriL

is the first music mess from Alessio Pinto, journalist, writer, inveterate gambler, few day’s imprisonment and not many more. Years of songs recorded singing basses, guitars, keyboards, imitating drum with sticks played on bads, wardrobes, pavement, all mixed up with a walkmen on different tracks: that’s fish of ApriL’s way to approach and create music. Songs imaged and written mainly on bus and airplanes, multifunctional voices then become arrangements with exclusive collaboration and production from Paolo Messere, Blessed Child Opera frontman, Maisie, Ulan Bator and many other bands producer as well as head of Seahorse Recordings. fish of ApriL is an intolerant and neglected sober-rock, light-years far from social hysteria and political phobia. ‘Check’er fine’ is a concept album about horse-racings and unconfessable emotions, gloomy and sneering. Horses are now in the start-cages. Don’t be trapped.

Discography
“Violet Pharmacy” out on April 2007 
Se
ahorse CD 009








www.fishofapril.blogspot.com 
www.myspace.com/fishofapril


Reviews:

……………………………….“Violet pharmacy”……………………………………………


Indiepop

In “Violet pharmacy” si sente dedizione sotto la sciatteria, intensità dietro la svagatezza, leggiadria sotto la purulenza. E’ come un frullato di cose belle: Savage Republic, New Order di Movement, i Fasten Belt senza punk, Sisters of Mercy senza batteria elettronica (Dr. Avalanche) e arpeggi, Iggy Pop che diffonde suicidio… ecco, tutto è stato sminuzzato e restituito come borborigmo costante, flatulenza d’incenso, velleità genialoide.


Cronache di Napoli


Animali dalle forme sinuose, bisbeticità caratteriali: testi paradossali ai limiti del surrealismo, cavalli che comandano gli uomini per poi sbarazzarsene in un mondo di perdenti e scommettitori condannati alla miseria. 12 canzoni scritte e composte interamente da Alessio Pinto per un rock a volte claustrofobico e a volte visionario ma sempre attento alla melodia, dal quale emergono ritornelli e cori di una dolcezza che non può non sedurre l’ascoltatore. Alessio Pinto e la sua musica sembrano venire da un altro pianeta.

Lift

Sgrammaticato e lancinante come soltanto alcune opere prime sanno essere, “VIOLET PHARMACY” descrive il mondo a tinte forti di Alessio Pinto. Un mondo in cui il cuore diventa un percuotere lontano ma pressante di tamburi, l’anima una chitarra affascinata da lato oscuro della forza, i nervi pulsioni indecifrabili e filastrocche ipnotiche, il cervello un basso che gira in tondo. Il tutto sparato lì, disadorno, essenziale, quasi introspettivo, senza fondamenta certe né riparo sulla testa. Uno scenario urbano squallido e puzzolente che all’inizio spaventa, ma che col trascorrere dei minuti viene quasi da chiamare “casa”.

DNA Music

“Violet pharmacy” è il disco tra glam e new wave che mancava da tempo! Frutto dell’esternazione senza redini della mente di Alessio Pinto. Svariati pezzi di stoffa (idee sonore, brandelli di vita), riversati sul tavolo di un sarto (Paolo Messere della Seahorse Recordings) si sono armonizzati in un flusso di coscienza dove il cantato sfiora il reading e gli strumenti cristallizzano in vestiti di perfetta fattura. Ci si può sentire liberi come un cavallo in un recinto? La risposta è affermativa se avete la creativa dell’ “Electrocutinionist”. Quando vi raggiungerà “Gentlewave” il dolore sarà un ricordo e la terra che vi circonda non avrà più limiti.


MusicMap

Fish of ApriL ci sa fare. E sforna un disco compatto, duro, ben composto e ben suonato. Un album che, qua e là, ricorda Beck, Nick Cave ma anche Wire, Joy Division/New Order, Cure e addirittura i Bauhaus. Musica dura, ma fatta col cuore, e con l’anima. “Lautarj” è un brano che avrebbe fatto innamorare il miglior Bowie (che, magari, l’avrebbe regalato ad Iggy Pop, sperando di ottenerne in cambio ciò che tutti immaginate…). Ascoltate “Gentlewave” e giurate che non vi è venuto in mente Jim Morrison. Se avete il coraggio di farlo, state mentendo spudoratamente. Poi prendete il tutto, i suoni, le citazioni, i fraseggi musicali del secolo scorso, e sbatteteli senza ritegno nel nuovo millennio. L’effetto è assicurato, ed è ottimo.


MusicBoom

Fin dalla prima traccia ci troviamo di colpo come rinchiusi in questo asfittico scrigno argentato, foderato di velluto nero, in un dialogo con i primi Sonic Youth riverberati, distorti, sperduti e ovattati in Namid gray, oppure con i Primus, nella traccia conclusiva dal titolo ermeticamente padano, Balabiot. La voce di Pinto vaga tra il Nick Cave più oscuro (Desert quiete, lautarj) e il più indolente Ian Curtis, spesso accompagnata in sottofondo da falsetti languidi alla My bloody Valentine. E’ un viaggio senza meta questo, fatto a piedi, in periferia, solo ogni tanto sbuca un sole pallido, tra nuvole che corrono veloci in un cielo pesante e annacquato, scazzato, minuziosamente sciatto, maledetto e sghignazzante allo stesso tempo.


MICREC

Nel profondo di questi brani si percepisce chiaramente quello spirito goliardico, ma al tempo stesso sperimentale, tipico di quei personaggi pseudo “fancazzisti” come Captain Beefheart, Syd Barret e Tom Waits. Sonorità acide, lisergiche e stranianti costituiscono la base di Violet Pharmacy su cui sono erette strutture ritmico-melodiche nel disprezzo totale per la pop-song. Ossessivo, folle, insonne e trasandato, questo è il debutto di Fish of ApriL, un’accozzaglia di stramberie sonore tramutate in musica, chi tra voi è in grado di fare una cosa del genere?

Rumore

Che non occorrono mega studi di registrazione per produrre un disco che coinvolga è accertato. Esempio lampante all’epoca fu Catartica dei Marlene: capitolo meraviglioso (che suonava male) fatto di canzoni stupende. Ma cosa c’é di meglio se sulla pelle scorre il brivido? fish of ApriL conferma questa teoria. Low-fissimo, ripreso tra quattro mura ma sincero e sentito il giusto. Si tratta di gran rock minimalista che ripesca in diversi mari: dalla wave più ostica dei Bauhaus, Joy Division, ecc., ai ’90 di certi Sonic Youth. Basta sapere cheViolet Pharmacy è un bel disco?


Eyezine

Scazzato e frastornato indie/wave: dopo aver rastrellato per bene le forme più contorte della new wave fine ’80, fish of ApriL ha colto nel segno riuscendo a riformularne l’aspetto.


Fuori dal Mucchio

Il passo un po’ claudicante del primissimo post punk inglese, una voce scura e psichedelica, un poco deragliante, evocativa e trasandata quanto basta per creare l’ambiente necessario ad un concept album sulle corse dei cavalli. Il tutto funziona e ingrana al meglio seguendo un ritmo costantemente strascicato che fa pensare a tratti a degli Arab Strap ancora più minimali. Il disco si regge sull’atmosfera che riesce ad evocare e se è un pesce d’aprile, dobbiamo ammetterlo, è quantomeno assai riuscito. Un progetto dotato di indiscutibile forza.

Impatto Sonoro

Beck che reinterpreta i Joy Division, atmosfere torbide, chitarre sporche e distorte, ritmiche ipnotiche e alienanti. La voce un punto di raccordo tra Curtis e Murphy, tastiere spettrali e solenni, nervosi sfoghi tra garage e lo-fi, un po’ Yo La Tengo un po’ Pavement, atmosfere sommesse che esprimono con tutta la loro violenza quello spleen congenito ai “maledetti” degli anni 80, da Ian Curtis ad Adrian Borland dei The Sound. Fish Of ApriLcolpisce per personalità e consapevolezza dei propri mezzi. Sicuramente si tornerà a sentir parlare di lui.


Rockshock

Osannato dalla critica del Bel Paese come nuova rivelazione dell’indie-pop nostrano… Se, come in copertina, Alessio Pinto se ne stesse a bordo di un cavallo, di sicuro lo farebbe al galoppo, in fuga dagli anni ’80 verso il 2007. Speriamo che la sua corsa non si fermi alla prima siepe, ma sappia andare oltre il primo album per poterci stupire con altrettanta vitalità e genio.

Ultrasonica

Dodici tracce oscure, tristi introspettive, molto lontane dalle produzioni italiane del genere e caotiche al punto giusto. Consigliato agli amanti della New-Wave che negli anni hanno cercato di non mollare il testimone del decadentismo.

Idea Biografica

L’animo realistico di Alessio Pinto lavora di fino costruendo un poco per volta “Violet Pharmacy”, concept-album dedicato all’ippica, un mezzo per tagliare a fette la realtà e scappare via, dove non si sa. Le canzoni di questo cd macinano chilometri su chilometri, citando (non copiando!) un cantautorato dark molto, ma molto vicino agli stilemi sonici dei The March Violets e perché no dei primi The Mission. Cosa scrivere ancora, se non ricordare che “Namid Grey” appare il brano maggiormente compiuto di “Violet Pharmacy” e la produzione fila via che è una bellezza senza nessuna stonatura? Da ascoltare please!


Jemitho

E’ davvero pregevole questo “Violet Pharmacy”: prendete qualcosa di Blur o Beck e cospargeteli di pece e lividure, lasciatelo incrostare ed insinuarsi nella testa per poi ritrovarlo in un cantuccio ad attendere che abbia voglia di echeggiare concentrico nei vostri pensieri. Ognuno dei momenti contenuti in questo lavoro brilla di una luce crepuscolare ma propria e lascia intendere le potenzialità del suo creatore. Il cantato somiglia a un qualcosa a metà tra Nick Cave scazzato, il caro Ian Curtis con il menefreghismo grazie al quale avrebbe potuto salvarsi dall’eclissi ed il sovracitato Beck in collisione col suo lato oscuro. Infine una nota positiva alla copertina, davvero elegante e gradevole. Bravo!

ZERO81, live @Mamamu

Un giorno ho conosciuto Alessio Pinto e la sua passione per il mondo turbolento dei cavalli e degli ippodromi. Un mondo fatto di rischi, delusioni, brividi, esaltazioni, pugni nello stomaco, debiti e improvvise tasche piene e vuote. Sono superficiale perché non pensavo tutto potesse tradursi in fish of ApriL. Autobiografia oscura di una vita al limite. Una voce narrante che pesa quanto la paura di perdere, e incursioni di strumenti desertificanti.


www.fishofapril.blogspot.com 

www.myspace.com/fishofapril