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MURNAU

18 Ott Artists | Commenti disabilitati su MURNAU

 

I Murnau (nome che deriva dal regista tedesco Friedrick Wilhelm Murnau,uno degli esponenti del Espressionismo cinematografico Tedesco) nascono nel Gennaio del 2004 a Reggio Calabria dalle ceneri dei Durden(attivi dal 2000),dopo il pimo demo “Frammenti”,nel luglio del 2004 partecipano al Tim tour Rock Tv Contest con il brano “Piccole Increspature”che verrà mandato in onda su Rock Tv;dopo il secondo demo “Come un Fantasma”(2005),attività live,composizioni di brani strumentali per poesie “Premio Nosside”(Centro Studi Bosio) e colonne sonore per documentari locali, registrano il terzo demo “Murnau” (2007) (“In-visible Sound Studio” di Adriano Borrello) che attira l’attenzione della Seahorse Recordings etichetta indipendente Napoletana gestita da Paolo Messere (Ulan Bator,Blessed Child Opera…)con la quale firmano un contratto per la realizzazione del primo cd ufficiale “L’Angelo Memore” in uscita a Gennaio 2008 ,il 22 Marzo 07 aprono il concerto dei Meganoidi al Filorosso a Rende (CS).I Murnau, danno vita nella nuova fase musicale a brani melodici ma non convenzionali dove chitarre reverberate ed eteree, insieme alla forza ritmica e ipnotica di basso e batteria danno vita a suoni avvicinabili all’indie,allo shoegaze e al post-rock mantenendo uno stile personale e ricercato.


ENGLISH

Murnau is a band based on Reggio Calabria (Italy). They was born from the ashes of the Durden (active from 2000).Actually Murnau are performing a not conventional melodic music where reverberate and ethereal guitars, together with the rhythmic and hypnotic strength of bass part and drums are approaching to an indie, post-rock and shoegazing sound, however keeping a personal and researched style.

Murnau“L’Angelo Memore” Seahorse 2008

Reviews:

………………………………………………………l’Angelo Memore…………………………………………………….

Rockerilla

Nel profondo meriodione d’Italia si cela un gruppo scovato dalla sempre attiva Seahorse Recordings lontano dalle tendenze musicali del momento. Sono i Murnau, vengono da Reggio Calabria e professano un ibrido sonoro a metà strada tra il post-rock e lo shoegaze. Tenendosi alla larga da melodie zuccherine e territori musicali scontati, il quartetto naviga con personalità tra avvolgenti evoluzioni melodiche e gli accattivanti volteggi vocali squisitamente in italiano, insomma non siamo molto distanti dalla proposta stregante degli inglesi iLiKeTRAins, anche se in questa occasione la forte dose di teatralità è sostituita dalle atmosfere eteree proprie dell’ indie di matrice shoegaze. ”L’Angelo Memore” è un lavoro che si guadagna con garbo ed eleganza un posto in prima fila tra le nuove produzioni made in Italy.

Alessandro Bonetti 7/10

IL MUCCHIO

Ricorre la parola shoegaze tra i riferimenti dei calabresi Murnau, attivi dal 2004 e nati dalle ceneri di una precedente formazione chiamata Durden: e in effetti le canzoni di questo loro debutto per i tipi dell’inesausta Seahorse sono abitate da chitarre avvolgenti e nebbiose, le cui rifrazioni brumose sono trattate con grande cura in sede di registrazione. Chitarre che vengono tuttavia messe al servizio di un modello rock cantautorale che potrebbe far venire in mente i Perturbazione o Paolo Benvegnù, riferimento quest’ultimo quasi palpabile nella densa “Lacrime & cenere” e nella conclusiva “Uccidimi a settembre”.
La dualità tra ricerca sonora e scrittura pop, sempre all’interno di un contesto fortemente caratterizzato dalla melodia, rimane tuttavia ancora, nonostante l’apprezzabile tentativo (i testi sono semplici, non banali ma a tratti neppure troppo personali) sbilanciata in favore del suono: a restare maggiormente in memoria sono infatti le lente e dilatate evoluzioni, vicine a scenari post-rock, di “Goccia”, brano strumentale in cui uno struggente piano elettrico imbastisce un fluido dialogo con muri di chitarre rifratte, il ritmo regolare della batteria e la linearità dei giri di basso dal sapore inconfondibilmente new wave, o ancora la più classica delle cavalcate strumentali, “Munter”, solo nel finale integrata da parti vocali. Un’evoluzione non ancora compiuta fino in fondo ma promettente, che ha il suo punto di forza nell’abilità con cui il quartetto riesce a imbastire composizioni convincenti lavorando sugli stati d’animo

Alessandro Besselva Averame

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ONDALTERANTIVA.IT

Disco d’esordio per i Calabresi Murnau, nati nel 2004 dalle ceneri dei Durden e scovati dalla Seahorse Recordings, etichetta indipendente napoletana che ha subito notato le qualità del quartetto. Senza pretese di troppo Claudio Nastasi (voce, chitarre, suoni), Giuseppe Mazzeo (basso), Claudio Laganà (chitarre, suoni) e Francesco Parisi (batteria) si presentano con un lavoro semplice ma denso, privo di banali retoriche ed efficace nelle melodie. Ricco di influenze da ricercarsi fra il cantautorato italiano alla Benvegnù dei giorni nostri (“Lacrime&Cenere”) e un post rock inquieto e funereo (“Il Sentimento di Eva”) l’album si avvale di ipnotici brani melodici (“Goccia”) quasi a far perdere l’orientamento dell’ascoltatore fra riverberi e stratificazioni di chitarre tese. Parti vocali impalpabili e trasognati e atmosfere new wave alla Joy Division danno un impronta forte all’intero lavoro, ricco non solo di parti melodiche efficaci e ben strutturate, ma anche di testi essenziali, quasi ridotti all’osso (nel caso di “Munter”) eppure mai banali, mai forzati, mai per caso. Un disco di essenziale fattura che ci riporta alla ricerca di suoni puri piuttosto che dei tradizionali accordi, che ci accompagna indomito fra le fitte nebbie dei sogni. Nonostante qualche brano non possa permettersi di vantare registrazione e qualità sonora impeccabili, le buone idee e intuizioni riescono a velare bene i piccoli difetti. Un debutto che getta solide e promettenti basi per la band.

Alessandra Sandroni

KDCOBAIN.IT

Vengono da Reggio Calabria e incarnano il vero spirito del post-rock fatto di scenari malinconici e melodie cupe che descrivono sentimenti in maniera profondamente poetica. La cura nel songwriting strumentale esprime perfettamente gli scenari chiaroscuri che i Murnau vogliono rappresentare rifacendosi a band come Black Heart Procession o Explosions In The Sky. “L’angelo Memore” è il debut album della band(tre demo all’attivo) e la crescita creativa si scorge già dalla prima traccia dal titolo “Il sentimento di eva”, che apre la strada a otto brani dalla stessa intensità emotiva.Le chitarre riverberate si accompagnano all’incedere di una batteria che scandisce il ritmo di una lenta marcia in brani come “Fragilità” o “Goccia”. I suoni dei Murnau ricordano band come Joy Division e For Against. “L’angelo memore” è un disco omogeneo dove regna l’oscurità in un clima nebbioso difficile da posizionare nello spazio e nel tempo. Una pregevole prova di una band già stimata nell’underground italico.

SENTIRE ASCOLTARE.COM
Cosa c’entra un maestro come Friedrick Wilhelm Murnau con un gruppo italiano, di Reggio Calabria, che tenta da 4 anni di sbarcare il lunario attraverso le più disparate esperienze? L’espressionismo: forse la chiave sta tutta in quella corrente. Il loro suono, riconducibile direttamente al movimento tedesco è il legame diretto, il continuo richiamo all’arte del regista tedesco. I Murnau risultano, inutile dirlo, visionari, eterei. Basso ipnotico e suono riverberato di chitarra sospendono a più riprese. Il loro primo disco, pubblicato dalla Seahorse dopo anni di apparizioni dal vivo e demo, suona come commistione tra post-rock e shoegaze ed in fondo era ciò che ci si aspettava. I suoni godono comunque di una discreta personalità, la loro caratterizzazione avviene per merito di una ritmica decisa, importante, di sentori provenienti direttamente dagli anni ’80 e di una voce, per così dire, somma, pontificante. Il cantato in italiano, scelta coraggiosa per un genere col suffisso ”post” davanti, dona sentori da canto gregoriano (Lacrime e cenere e Seta); gli stessi testi sfiorano più e più volte l’apocalittico e il tetro, nonostante non possano vantare picchi lirici o forti tratti identificanti. Il merito principale delle parole risiede però nel perfetto adattamento alla dilatazione delle composizioni, peculiarità che assume il disco nel suo distendersi nei minuti. Un’opera inevitabilmente originale nella sua oscurità e profondità, che riporta in maniera innegabile ai Perturbazione, ai Current 93 o più genericamente al più scuro post rock anni ’90.

Marco Canepari

DA MUSICBOOM.IT

Stefano Ricci

In un mercato ormai saturo di proposte troppo simili fra loro, nelle mani di un’informazione settoriale pilotata e scadente e schiava di un “genocidio culturale” dilagante come peste, le buone realtà musicali, quelle capaci di spingere ad un acquisto che non sia solo marchetta, si son fatte, col tempo, sempre più caduche e sporadiche. Sempre più sottili e distanti. I Murnau, band formatasi nel lontano 2004 ed originaria di Reggio Calabria, sembrano quasi volersi inserire nel filone delle sorprese, delle migliori scoperte, delle melodie non convenzionale in grado di attirare, a più riprese, l’attenzione di un potenziale ascoltatore.
Con tre demo alle spalle, alcuni passaggi catodici su Rock TV nel curriculum, un’attività live non esigua ed un contratto discografico con la Seahorse Recordings di Paolo Messere (grazie per gli Ulan Bator), l’album d’esordio del four act reggino può, a ben vedere, far strabuzzare gli occhi a quanti ancora continuano a cullarsi sulle ceneri degli art – rockers irlandesi che tanto diedero con Loveless. Citazionismo inconvenzionale e derive shoegaze intessute di feedback retrogradi e riverberati, nostalgicamente ancorati agli anni ’80 di William e Jim Reid, si travestono, fin dal primissimo ascolto, come i piedritti fondamentali della proposta melodica messa in atto dalla formazione calabrese, formula che si completa ed “ultimizza” fra le righe lancinanti, quasi ipnotiche, di una combinazione basso – batteria esibita come vera e propria frontiera sonora da cui attingere, a piene mani, le ritmiche portanti delle otto composizioni presentate in questo L’Angelo Memore.
Un debut album fortemente personalistico, improntato sull’originalità, sull’inedita maturazione intima dei propri contenuti e dei propri percorsi, capace di lasciarsi indietro (fortunatamente), in una scia di nebbiolina e polvere, l’ostentato raggiungimento di quel certo voler essere il più “alternativi” possibile tipico del buon 80% delle band Made In Italy (che il buon Agnelli abbia fatto più male che bene al pubblico dei musicisti di casa nostra ?).
A far da corredo ad un’impostazione sonora davvero ben posta e lucida, poi, intervengono un cantato frusciato, stormito, dall’andatura messianica (forse un po’ ripetitivo, alla lunga, nella sua perpetua monotonalità immobile) ed una composizione musicale che sa dilatarsi e farsi leggera (Perturbazione docet) senza interrompersi per, inevitabilmente, colar giù in picchiata e perder quota.
Unica, grande, pecca un missaggio spesso non all’altezza delle aspettative, confuso, caotico, con una batteria per certi versi accostabile, in suono ed accento, alla fantomatica “pentolaia” di Lars Ulrich nell’ultimo St. Anger (e Münter, traccia numero sei, ne costituisce un perfetto esempio).
Difetto pressoché impossibile da oscurare nel mare limpido dei buoni propositi.

BEAT MAGAZINE

“L’angelo memore”, opera prima dei Murnau fa delle atmosfere crepuscolari un vero e proprio cavallo di battaglia. Lo si intuisce sin da Il Sentimento di Eva, brano che apre le macabre danze, dove la voce monotona e clericale, i giri di chitarra shoegaze e altri momenti più post rinverdiscono con successo un filone che non perde fascino con i testi in italiano.
L’elemento psichedelico ritorna per tutto l’album, punteggiato dalla sezione ritmica e sorvolato da melodie che come cavalli scorazzano liberamente in oscure praterie sonore.
Una band dalla forte connotazione sonora ma che attendiamo al varco del secondo album, sicuramente più focalizzato e meno dispersivo.

(G.L.)

PERKELE.IT

Dopo avere pubblicato l’interessante debutto “Supporto colore” dei partenopei Stella Diana, la piccola Seahorse Recordings dà voce ad un altro giovane gruppo italiano che basa le proprie idee e composizioni sulla delicata nostalgia dello shoegaze/dreampop. Che si stia forse, e finalmente, muovendo qualcosa nel genere anche nel nostro paese? “L’angelo memore” (da segnalare l’intrigante copertina) è il debutto dei Murnau, quartetto che strizza l’occhio a certo rock psichedelico cantato in italiano (si odono echi dei mai troppo lodati Karma) imbevendolo in un tessuto sonoro sostenuto da delicati arpeggi da un lato e scroscianti cascate elettriche dall’altro. Le ottime “Fragilità” e “Mùnter” vivono di questi continui contrasti d’umori sonori, trasportando lontano la mente. Altrove, come nell’iniziale “Il sentimento di Eva” e nella conclusiva “Uccidimi a Settembre” sono le atmosfere placide a farla da padrone, accompagnate da liriche che guardano al lato introspettivo dell’animo. Nulla di nuovo ed eccezionale, certo, ma fatto e suonato comunque con gusto. I fan del genere sapranno quindi apprezzare.

KRONIC.IT

I Murnau, dopo essersi messi in luce con la buona riuscita di alcuni demo, tengono pienamente fede al proprio nome – preso in prestito dal regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau – nel loro il primo full-lenght per Seahorse. “L’angelo memore” corre sui binari tipici della soundtrack: sfondi spaziosi, fatti di piani sonori che si sovrappongono con buona sincronia, sui quali hanno pieno campo d’azione le figure primarie, come la voce di Claudio Nastasi – a volte, per la verità, non ancora pienamente sicura dei propri mezzi – e le chitarre avvolgenti dello stesso Nastasi e di Claudio Laganà. Otto brani notturni, densissimi, ipnotici. Suonati con coerenza e un fortissimo piglio espressionista, i pezzi de “L’angelo memore” si susseguono formando un insieme univoco, senza increspature, né sterzate improvvise. Solo nel finale, quando meno te l’aspetti, salta fuori l’accelerazione (“Münter”) che dà lo slancio per completare un ascolto che si stava facendo un po’ troppo monocorde e compassato. L’ultimo brano (“Uccidimi a settembre”) è quello decisivo per far allontanare qualche nube che s’era addensata sul giudizio finale: il gruppo scava in profondità, il basso di Giuseppe Mazzeo vibra, l’area di manovra si allarga, e il cerchio di un buon debutto si chiude a meraviglia. Mancano solo le immagini a fare da contorno ai suoni della band calabrese, ma per quelle può bastare anche la fantasia di chi ha voglia d’ascoltare la musica dei Murnau a occhi chiusi.

www.myspace.com/murnaurc

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